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La “quintessenza della creatività”

così veniva definito: un amaro dal sapore antico, messaggero di scintille artistiche e idee ispirate.

Una vecchia storia da bar, dicevano i più, tra qualche ricordo annebbiato di un artista con il bicchiere alzato, pronto a brindare per grandi colpi di genio e chissà quali amori perduti. Ma come in ogni grande storia che si rispetti, in cui leggenda e realtà si intrecciano e confondono, ben presto, quell’elisir straordinario fece perdere di sé ogni traccia.

Livorno, le origini dell’Artista.

“Immune da tasse e da certe gravezze”, era popolata da mercanti, artisti, pirati e marinai, con culti e origini diverse, che si incrociavano tra le vie di una realtà unica e ideale per scatenare grandi colpi di genio e nuovi spunti creativi.

Un porto di genti, di merci e di spezie, ma soprattutto un crocevia di idee, capace di ispirare chiunque lo visitasse, anche solo di passaggio.

E così, tra un incontro in un caffè letterario e una passeggiata sul celeberrimo lungomare, i grandi artisti del tempo si lasciavano sedurre dalle mille sfaccettature di una città eccezionale.